
In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne la parrocchia di Bagnolo in Piano, attraverso il Circolo culturale “Giovanni Paolo II” e l’associazione corale “San Francesco da Paola” e con il patrocinio dell'Amministrazione comunale, ha ospitato una serata di sensibilizzazione fra musica e parole. L'incontro è stato introdotto dall'assessore Elena Pergreffi e ha visto tre voci femminili, quelle di Elena Montorsi, Enrica Iemmi e Paola Primavori, drammatizzare diverse storie vere di vittime di violenza attinte dall’attualità e riportate dal quotidiano Avvenire e dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini. Le letture sono state accompagnate da Primo Iotti al sintetizzatore e intervallate dai brani suonati al pianoforte da Fausto Bizzarri, che ha proposto le sue composizioni “The Time Machine”, “La Nuova Alba”, “Farmi Acqua” e l'inedita “Artemisia”. Il punto di partenza dell’incontro è stato l'intento di lasciare parlare le vittime dei casi di cronaca uscendo dalla freddezza delle necrologie "ufficiali" per restituire loro sentimenti, forza e sogni. È lo stesso intento che nel febbraio 2023, proprio nell'ex refettorio parrocchiale di Bagnolo, ha portato a registrare la canzone “L'eredità di Saman”, su musica di Fausto Bizzarri e testo scritto da me, uno dei cui versi ha dato il titolo alla serata del 26 novembre (cliccando queste righe si può ascoltare la canzone e leggerne il testo, dal mio canale YouTube). Ancora un duo femminile, composto dalla pianista Matilde Iotti e dalla cantante Sara Bolognesi, ha fatto risuonare il brano al termine, con il suo atto di denuncia contro la violenza delle nozze combinate e con un messaggio di speranza che la tragica vicenda di Novellara ha comunque consegnato a tante ragazze e giovani d'Italia e del mondo. C'è voluta infatti anche la cosiddetta legge Saman - come ho detto durante il mio intervento alla serata di Bagnolo - per includere il matrimonio forzato, già vietato dal Codice Rosso, nell'elenco dei reati che prevedono il rilascio del permesso di soggiorno alle vittime di violenza domestica. I monologhi presentati durante l'evento, sulla falsariga della famosa “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, hanno trattato di delitti di donne annunciati, compiuti da quegli uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle, ma anche di violenze più silenziose ma non meno esecrabili, fatte di commenti grevi, palpeggiamenti, "revenge porn" e altri soprusi spesso consumati in casa, dietro porte e persiane chiuse. Storie che ci lasciano interdetti, ma non ci possono lasciare muti, fatte di sguardi che giudicano, parole che offendono, mani che afferrano con troppa forza, porte sbattute in faccia, frasi dette "per scherzo" che non fanno ridere nessuno e lasciano cicatrici pesanti. Essere comunità - è stato detto all'inizio della serata dagli organizzatori - significa aprirsi all’ascolto, non rimanere indifferenti, non pensare mai che la mancanza di rispetto sia una colpa di chi la subisce. Ecco l'importanza di fermarsi a riflettere, anche per non cadere nell’errore del "tanto a me non capiterebbe mai", perché siamo tutti coinvolti nell'educare al rispetto e nell’ascoltare i segnali di allarme che possono essere lanciati dalla compagna di banco o di lavoro. Per continuare a costruire una società in cui ogni persona abbia il diritto di volere bene e di sentirsi amata. Di essere libera.
Nella gallery alcune foto della serata, scattate da Daniele Iemmi.













