27 giugno 2026

Quanti anni AI?

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Dall’ultima indagine condotta dall’Associazione Dipendenze Tecnologiche, Cyberbullismo e Hikikomori in collaborazione con la Società italiana di pediatria emerge che su un campione di 6.600 famiglie il 41,5% dei bambini tra i due e i tre anni è già esposto agli schermi e il 19,3% inizia a utilizzare smartphone o tablet proprio a due anni. Della serie: s’impara a scrollare prima di sapere come si scrive o si fa di conto. La scoperta più allarmante è che, in quella stessa fascia d'età, il 24% dei bambini possiede già un profilo social: ci sono genitori che lo aprono a cominciare dalla prima ecografia, rendendo i figli social quando ancora non hanno vagito.

L’esposizione così precoce ai device rischia di normalizzare i disturbi dell’attenzione in un futuro veramente prossimo, con ricadute psicologiche e sociali già sotto gli occhi di tutti. Solo il 38% dei genitori, inoltre, racconta ancora ai piccoli di casa le favole della buonanotte; gli altri, per mancanza di tempo, delegano l’incombenza all’intelligenza artificiale.

Se è appurato che i bambini imparano per imitazione e non per precetto, noi grandi rappresentiamo insomma un pessimo esempio. Contromisure? Poiché l’uso costante dello smartphone da parte dei genitori sottrae ai figli l’elemento fondamentale dello sguardo, è bene non piazzare uno schermo a intrattenere il bambino mentre si è al ristorante. Soprattutto, parlare ai piccoli guardandoli negli occhi e privilegiare gli abbracci, perché nutrono lo sviluppo assai meglio di qualsiasi surrogato tecnologico.